Santini sulle strade.

Quel che colpisce il parigino quando arriva a Roma sono le icone poste ad ogni angolo. Evidentemente nel medioevo anche Parigi ne era piena e per chi sa guardare ancora qualcosa è rimasta, ma a Roma questi numerosissimi santi e Madonnine hanno un senso tutto loro. Gli antichi davano ad ogni incrocio, ogni bivio, ogni quartiere, strada, vicolo, casa, un protettore, un abitante, uno spirito che ne rappresentava l’essenza. Quando i romani pagani passavano davanti ad un lare o una divinità, ripetevano una preghiera che iniziava sempre con “Sanctus…”.

Lungo le strade, i santi e le Madonnine accompagnano sempre il viaggiatore nel Lazio. Queste figure sono lì per proteggere il viandante, per indicargli il posto (molte località hanno il nome di qualche santo particolare o di una Madonna con attributi riconoscibili come la Madonna delle acque o della quercia, ecc.), ma queste figure sono anche la permanenza di una forma molto importante di spiritualità. Ogni luogo con il quale ha a che fare l’uomo prende nome perché l’uomo per pensarlo ha bisogno di usare un riferimento certo. Così, prendendo nome, il luogo acquista anche un’anima, non solo in senso poetico, ma nel senso che diventa un essere, una entità, per chi lo nomina o lo pensa. Il luogo che possiede un nome ha anche una sua unicità, individualità, personalità. E’ così che gli antichi hanno popolato il mondo di piccole divinità topologiche, di luogo, perché dando nome ai posti, i posti diventavano esseri.

In altri casi, si parla di apparizioni. Pure qui non bisogna disprezzare lo spirito degli antichi, molto più pronto ad esperimentare la realtà di quanto non lo siamo noi, che abituati ai nostri pensieri, sicuri della nostra conoscenza della realtà, non siamo più curiosi di niente. Per l’occhio puro, curioso, come quello di Leonardo Da Vinci, come quello degli antichi, la natura è un luogo straordinario, popolato di tante emozioni. Passeggiando per un boschetto all’alba, tra la brina e la nebbia, appare un raggio di sole arancione che ci riscalda l’anima e ci rallegra la giornata. Ad osservare il tramonto sul mare, all’improvviso ci colpisce una consapevolezza: sappiamo che cos’è la bellezza, non una bellezza, la Bellezza in sé. Gli antichi non credevano, almeno prima che la loro religione si corrompesse, che il mondo fosse abitato da essere metà uomo metà animale o da potenti umani immortali, ma piuttosto scorgevano nelle apparizioni della natura dei concetti assoluti ed eterni. Nel mito dei greci, Venere si manifesta al mondo per la prima volta in un tramonto sul mare. Accompagnata dalla schiuma marina, la Bellezza, un concetto da allora universale, si presenta all’uomo in modo chiaro e glie ne da la consapevolezza.

Può essere complicato comprendere la mente degli antichi per noi che siamo coperti di pregiudizi, ma se facciamo uno sforzo, mentre viaggiamo nella terra degli dei e dei Santi, scopriremo che la religione di questi paghi, di queste aree rurali, non è ignorante, ma al contrario, è curiosa della natura, è aperta a sentire le emozioni che ci procura la scoperta dei concetti eterni dentro alle piccole epifanie della natura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *