Giardino all’italiana, tra il caos e l’ordine.

Il giardino sembra qualcosa di scontato. Ci imbattiamo spesso nei giardini, siano pubblici o privati, piccole stringhe di erba verde intorno ad una villetta od immense distese di prati e boschetti la cui disposizione è progettata da un architetto. Il giardino può sembrare ai più un elemento banale del decoro urbano, ma quando nacque, il giardino aveva una funzione religiosa, mistica. Nei giardini del Centro Italia, sia in quelli tosco-umbri che in quelli laziali e romani, questo aspetto è ancora alla base dell’arte botanica.

Per gli antichi il mondo era diviso tra l’ordine e il caos. Gli egizi erano soliti distinguere tra tutto ciò che si situava sotto le leggi del faraone e di Ra, e quel che invece, non essendo retto dalla legge e dalla religione egiziane, era nel caos e la barbarie: il mare. Per gli egiziani, Tot, dio che da il nome ad ogni cosa, fecce emergere la terra come un’isola che si liberò dalla prigionia del mare caotico ed informe. Dando nome ed ordine ad ogni cosa, la vita fu possibile. Così, tutto ciò che era “normato”, tutto ciò che seguiva le norme dell’uomo, era propizio all’uomo. Per i greci, la città è il mondo, tracciata con un centro e un limite a forma quadrata, la città rappresentava l’apogeo dell’ordine. Non vi è niente in città che non sia deciso e normato dall’uomo. Per i romani, la natura era invece il mondo proibito. In natura, i romani determinavano degli spazi che rendevano sacri (in latino sacer significa vietato), i templi. I templi non erano delle costruzioni agli inizi della civiltà romana, erano invece degli spazi delimitati dall’uomo per imprigionare lo spirito di una divinità, per natura vietata all’uomo.

Così, nell’antichità la natura si pone come il caos, il mondo vietato, il mondo degli spiriti. Quello che non può essere compreso viene espulso dal mondo e rinchiuso in spazi nei quali l’uomo non può vivere come i burroni, i laghi ed i boschi. Tutto il paradosso dell’antichità sta nel fatto che pur essendo il mondo proibito. la natura è l’unica fonte di sostentamento dell’uomo! In effetti per quanto normati dalla legge, non si mangiano strade e quartieri, si mangia cibo e il cibo lo produce la natura! E’ qua che si situa il giardino o l’orto (in latino orto significa giardino). Addomesticando, normando la natura si riesce a vivere, mantenendo un equilibrio tra il vietato, sacro, ed il permesso, profano.

Eppure, anche quando il giardino viene ordinato dall’uomo, è sempre una forza infernale che fa crescere le piante. Per i romani, Ceres è una diae infernae, una divinità sotterranea. Quando passeggiamo per uno dei giardini rinascimentali del Centro Italia ricordiamoci che nello spirito umanista di quei secoli, quando l’antichità era maestra e veniva imitata e studiata, la natura deve essere ordinata per mettere al servizio dell’uomo la sua forza: forza feconda e forza estetica.

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