Dea Vacuna

Quando si pensa a Roma e la sua campagna si è soliti immaginare greggi di pecore al pascolo sotto qualche rovina antica. I bovini nell’immaginario collettivo si adiscono di più ai paesaggi alpini. Eppure, il nome stesso dell’Italia viene dal nome di un re del sud della penisola, Vitellus, che doveva il suo potere alla ricchezza dei suoi greggi di vacche. Così, anche nelle prime culture indoeuropee del Lazio la vacca sarà un simbolo sacro importante, impersonando la Dea Vacuna. Vacuna è il principio del riposo dopo lo sforzo, è diventata quindi protettrice del riposo dopo il lavoro, delle fontane che dissetano e sollevano il lavoratore o il viaggiatore accaldato e delle vacanze e il vagabondaggio, che da lei prendono il loro nome. Se pensate che queste cose riguardano migliaia di anni fa e che la cultura oggi è cambiata sarete sorpresi.

Nei pressi del piccolo villaggio di Bacugno si trova la Pieve di Santa Maria della Neve. Un tempo questa chiesa rurale era il tempio locale della Dea Vacuna, oggi divenuta Madonna, che ha dato il nome al borghetto (bacugno deriva da Vacuna). Ogni anno, nella prima domenica di agosto, gli abitanti dei diversi villaggi della vallata compiono uno strano rituale. Salgono di notte in cima al Monte Voragine, che sovrasta la valle in direzione delle terre sabine di Falacrinae (odierna Cittareale) e vi piantano una biga, ovvero un grande tronco di albero depennato dai suoi rami. Riscendendo scavano un solco in linea perfettamente dritta da quella biga fino alla porta della pieve, e arrivando giù con un altra biga in spalla, il gruppo la pianta davanti al tempio. In seguito, dopo la messa, un grande toro bianco viene ornato con dei panni rossi e dei gioielli e portato davanti alla Madonna per farlo chinare tre volte di seguito. Compiuto il rituale le giovani del posto lanciano ciambelline al vino sulla folla.

Questo evento annuale, la festa del Toro Ossequioso di Bacugno, è la permanenza di un antico rito pagano riconducibile al Ver sacrum, la primavera sacra. Quando in un insediamento dei sabini vi era una particolare carestia, tutti i maschi nati in quell’anno venivano dedicati a Quirino, il Marte dei latini. Una volta raggiunta la maggiore età, a 21 anni, venivano espulsi dall’insediamento con a loro testa un bue bianco che avrebbe guidato la comitiva fino a quando non avrebbe deciso di fermarsi e non andare oltre. Questo era il segno che Vacuna desiderava che lì gli fosse dedicato un tempio e quindi che la comunità si fosse sviluppata intorno ad esso. In seguito, i giovani sabini avrebbero cercato delle donne “aborigeni”, cioè locali, per sposarsi e fondare le nuove famiglie. Se i genitori si fossero opposti le avrebbero rapite, come avvenne con il ratto delle sabine, se invece loro si fossero rifiutate, le avrebbero sedotte, come Marte Quirino che seduce Rea Silvia e fa nascere i fratelli Romolo e Remo. Possiamo ipotizzare che da quando i giovani sabini di Falacrinae furono mandati a fondare insediamenti nella valle di Bacugno, per quasi tre millenni, il popolo di Bacugno non ha mai smesso di praticare il rituale del loro insediamento, portando un toro bianco ad essere sacrificato simbolicamente a Vacuna e rinnovando il legame con Falacrinae attraverso la biga sul Monte Voragine.

Non a caso Vacuna e Quirino sono le divinità principali dei sabini. Una è il principio passivo del riposo, l’altro il principio attivo del lavoro e la conquista, che hanno guidato un popolo “giovane” abituato in tutta la sua storia a viaggiare alla ricerca di nuovi insediamenti come ad esempio il più famoso tra tutti gli insediamenti di fondazione sabina: Roma. Il rituale del Ver Sacrum ha molti aspetti in comune con quello del ratto delle Sabine, con quello della nascita di Romolo e Remo dall’unione tra Marte Quirino (il conquistatore sabino) e Rea Silvia (la madre natura Rhea in quanto originaria del luogo del nuovo insediamento ancora non coltivato dai sabini e quindi selvatico: la silva, il bosco) e con quello della fondazione di Roma con due buoi che tracciarono il solco che avrebbe delimitato la città. Ma non solo, la città era dedicata a Quirino, che ha dato il suo nome al Monte Quirinale. La vacca quindi, non è un animale di poco conto nel Centro Italia, è un animale sacro con dei culti misteriosi e pagani.

 

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